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28 luglio 2011

Il Cenobita Impudico e il Gatto Selvatico Insonne

Racconto di Davide Gentile
Illustrazione di Simone Angelini

Un sole felice ha dileguato le nuvole. Il bosco è vivace, gioca con i suoi abitanti. Gli alberi dispiegano i rami e spiccano il volo, i fiori scontano le tenebre e si lavano di primavera.
Il cenobita è seduto su di una roccia e immagina con bramosia l'arrosto che da lì a pochi minuti farà compagnia ai fagioli che ha già ingollato.
Il gatto selvatico è sbucato da un cespuglio. Procedendo stanco verso il ruscello urta inavvertitamente contro il polpaccio del monaco disavveduto.
“Mi perdoni buonuomo, non vi è alterco nelle mie intenzioni” esordisce il felino.
“Porca Vacca!” esclama il cenobita, genuinamente spaventato.
“Felis Silvestris! Nostro Signore non ti ha concesso il dono della parola!” continua l'uomo.
“Lei non dovrebbe imprecare, uomo di Dio” risponde il gatto.
“Bagattelle! Non sono io colui che si ribella alle leggi dell'Onnipotente” tuona il monaco
“Lasci stare. Non riesco a dormire e inganno il tempo meditando vicino al ruscello” conclude il gatto e lascia il monaco dietro di se.
“Io non ho bisogno di meditare. Io vivo di Cristo” dice il cenobita dopo qualche minuto.
“Io invece vivo di roditori”
“Basta non voglio parlare con te! Sei soltanto un'aberrazione del Creato”
“Pensala come vuoi stupido ciccione”
“Accidenti a te gattaccio! Via! Via!” urla l'uomo e pianta un calcione al povero gatto selvatico.
La luna si manifesta con suberbia e le stelle osteggiano l'oscurità. Le radici richiamano gli alberi e il vento spolvera torpore sulle piante.
Il silenzio echeggia nella vallata.
Il cenobita è satollo e spensierato, il gatto invece affamato e inquieto.
Dio se la ride e i topi pure.

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