11/11/09

Leccando Rane Elettriche

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Leccando Rane Elettriche” è una serata evento organizzata dalla fanzine culturale Carta Straccia e che avrà luogo Domenica 22 Novembre presso l’Orange Rock Cafè (Via N. Sauro, Pescara).

La serata ha come tema principale il Cyberpunk, corrente controculturale underground nata negli anni ’80 dalle fervide menti di William Gibson e Bruce Sterling, che ne ha scritto il manifesto poetico-politico “Manifesto della nuova fantascienza”.

Il Cyberpunk in definitiva tratta il rapporto dell’uomo con la tecnologia, il tutto con un approccio psichedelico e una forte connotazione politica e sociale.

Questa corrente tocca vari campi d’interesse come il cinema (ricordiamo “Blade Runner” di Ridley Scott), la letteratura (ad esempio “Il cacciatore di androidi” di Philip K. Dick), il fumetto (il più conosciuto è “Akira” di Katsuhiro Otomo) e la musica (tra gli altri, il gruppo americano Nine Inch Nails).

La serata verrà sviluppata attraversi tre fasi: un dibattito divulgativo che avrà come relatori gli scrittori Maximiliano Sanvitale e Marco Taddei, la proiezione del film “Tetsuo” di Shinya Tsukamoto ed un DJ Set a tema curato dal gruppo “The Soundbusters”; il tutto sarà accompagnato da performances artistiche, installazioni, videoproiezioni ed esposizioni.


21/10/09

#6

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Singer

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Slap that bitch

Pescara : la città dove i DJ hanno i capelli bianchi, dove le persone sono pagate per abbronzarsi, dove i grammi vanno nel naso e gli etti in culo. Litri di rhum e coca nello stomaco, orde di giovani in cerca di sesso, litri di rhum e coca nei marciapiedi, migliaia di fazzoletti sporchi. Abbassate le mire, le pretese e i colletti. Pescara : la città dove un thé costa sette euro e Cristo ne costa cinque. L’Unità sotto il braccio non aumenterà i pompini ricevuti (forse aumenterà quelli fatti). La tessera di Forza Nuova non ti farà crescere il cazzo (o perlomeno non dove tu vuoi che cresca). Pescara, dove le Smart sono parcheggiate sulle aiuole, dove le ragazze indossano i pantaloni che MC Hammer vestiva 25 anni fa, dove puoi avere una Lamborghini prima dei peli sotto le ascelle e dove i PR hanno un posto in comune. Pescara Vecchia è piena di giovani, Pescara Nuova è piena di vecchi.

Pescara : la città dove Punto Incontri è venduto legalmente in edicola e dove Carta Straccia è illegale.

(Ci sono state lamentele per l’abuso di riferimenti al Presidente Berlusconi. Concordo. Il giornale puzza già tanto di suo, non vedo perché dovremmo peggiorare le cose.)

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Dateci oggi il nostro Fatto Quotidiano

“Dimostri di essere un uomo libero, non è facile trovare uomini liberi in questa Italia di merda”, questo è stato il giudizio su Travaglio di Luttazzi, comico satirico ostracizzato subito dopo da un duopolio mediatico che dura in Italia dalle prime leggi salva-Rete 4 degli anni '80 grazie ai compiacenti governi Craxi.

Sicuramente il tema della libertà di stampa in Italia è un tema scottante ed è, soprattutto, la chiave di ogni democrazia liberale o aspirante tale (come nel nostro caso). Infatti, la libera circolazione delle idee e delle informazioni è un settore strategico per un'opinione pubblica e una coscienza civile mature, tanto è vero che Gelli, Maestro della Loggia Massonica Propaganda 2 (ehi, dov'è la P1?), aveva subito pensato nel suo “Piano di Rinascita” di infiltrare i suoi compagni di grembiulini e di compassi.

Quindi, il discorso è semplice, il concetto è chiaro: la stampa è la chiave di volta di un sistema di controllo dei poteri che non può essere assoggettato, deve rimanere libero,imparziale e, soprattutto, deve raccontare i fatti, non le opinioni.

Onestamente, negli ultimi anni ho smesso di comprare giornali per due ragioni: in primis perché la rete opperisce bene alla mia sete d'informazione e la seconda ragione è che ormai anche quotidiani storicamente critici come il “Il Manifesto”, “L'Unità”, “La Repubblica”, “Liberazione” mi hanno un po' deluso, anzi, sono sembrate alle volte delle vetrine per questo o quel leader, questo o quel portavoce. E tutto questo con le nostre tasse!

Per questi e altri motivi ho scelto di stare dalla parte dei fatti, assassinati dal sempre più diffuso servogionalismo nostrano e di appoggiare l'iniziativa autofinanziata dei giornalisti Beha, Travaglio, Corrias, Gomez, Amurri e tanti altri. Dateci oggi il nostro Fatto Quotidiano.

Ossigeno creativo

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HarpoCane

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How do you say .. Puuush!

My contractions started around 7pm. Nothing major, a passing twist of the uterus with mild discomfort. “ I can do this, piece of cake”, I thought. They started coming closer and closer together so we headed for the hospital. There, they confirmed that I was, in fact, in labor. Soon after a nurse was sticking her entire fucking arm up inside my precious area to make sure everything was coming along ok. I almost fainted, yelling at her, “STOP! PLEASE! NO NO NO NO NO!” I couldn’t help but think that if this bitch’s hand is giving me problems, pushing out a baby is going to fucking kill me. And ‘fucking kill me’ is what it almost did. Let me first say that every mother I know opted for the epidural (except my own mother who MUST be a masochist). In America, it’s standard procedure, it’s always available 24/7. I thought I’d be fine going about the whole business just like every other Italian woman, au natural. I’ve never been more wrong in my life. It was the most excruciating pain imaginable and I was far from being able to handle it with grace. In fact, I begged, BEGGED, for some kind of pain relief. They wouldn’t budge, not even a fucking tylonol. I swear I saw horns on those damn nurses. I had no idea the human body could stand that much pain without passing out. And no one told me about the incredible back pain that comes along with each contraction. The actual pushing and delivery was a walk in the park in comparison. I couldn’t believe I’d done it…and lived. I had a baby…I pushed out a little human being. What was more unbelievable was that my husband stayed with me the whole time. He was awesome. Now we have a family. Thank you Davide. I love you Eva.

Billy

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Siamo angeli caduti

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Siamo angeli caduti,anime dannate che non trovano pace.

Cosa nutre quest'ansia continua che ci lascia girovaghi e inquieti ,

senza meta, senza quiete?

Angeli caduti

Incapaci di arrenderci alla conformità delle regole di questa società che ci

Opprime,ci soffoca.

E se per caso ci riconosciamo,l'adrenalina comincia a scorrere più veloce

nel sangue, nel cervello,il respiro si fa più corto,i muscoli

tesi,i nervi in allerta.

La belva che è in noi è uscita:la mente è persa,l'istinto è fuori.

Il corpo non risponde più ai comandi della mente, che è abbandonata a se stessa

incapace di reagire.

La belva affamata ha trovato di che nutrirsi.

Emozioni ,sensazioni,brividi,umori.

Ecco ,è questo che cerchiamo,è di questo che la nutriamo.

E lei esce sempre quando ne

sente l'odore e poi prende il controllo di noi, poveri angeli caduti,smarriti.

Agisce per confondere, per spiazzare, per farti arrendere o per

Cacciarti,preda incauta e cacciatore a tua volta.

Usa le tue armi,prova a catturarci.

Entreremo docilmente nella tua rete e

quando ci avrai preso e crederai di averci reso docili ,allora affonderemo i denti nella tua mente .

E ci apparterrai.

Totalmente.

i possiederemo finchè non ti vedremo esanime.

Berremo dalle tue labbra la vita,ci nutriremo dei tuoi sospiri.

E quando saremo sazi,torneremo nella gabbia,da soli.

Ad aspettare ancora

come anime dannate che non trovano pace.

Angeli caduti da un paradiso a cui non apparteniamo.

Angeli caduti verso un inferno che ci attrae e ci richiama.

E tu andrai via,ma ti lasceremo nella mente i segni dei nostri

Denti,e non cicatrizzeranno.

Tornerai a cercarci per cacciarci ancora

E stavolta forse ti permetteremo di affondare i tuoi denti nella nostra carne morbida.

Fingeremo ancora per un pò di arrenderci alla conformità delle regole di questa

società che ci opprime,ci soffoca.

Noi,angeli caduti così uguali nella nostra diversità.

Girovaghi e inquieti ,senza meta, senza quiete.

Noi,non più angeli caduti,ma demoni padroni di un inferno che ci attrae, ci richiama,ci possiede.


Saluti & Condoglianze

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07/10/09

Massimo Oddo Onlus: One Touch of Love

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Sabato 10 ottobre, alle ore 18, la città di Pescara ospiterà un’inedita sfida tra grandi campioni del calcio degli anni ottanta e novanta. A sfidarsi sul prato dell’Adriatico saranno le glorie del Pescara, guidate da Leo Junior, Massimiliano Allegri, Gian Piero Gasperini; di fronte una selezione di amici di Fondazione Milan, capitanata da Franco Baresi, e che schiererà, tra gli altri, Daniele Massaro, Chicco Evani, Maurizio Ganz, Pietro Vierchowod e molti altri. A fare gli onori di casa ci sarà Massimo Oddo, presidente dell’Associazione Massimo Oddo Onlus, l’ente a cui verranno destinati tutti i fondi raccolti da questa manifestazione, per la ricostruzione della Mensa dei poveri “Celestino V” a L’Aquila.

Una mano insieme ad altre può aiutare meglio, non c’è dubbio, perciò la Massimo Oddo Onlus presenta ONE TOUCH OF LOVE for L’Aquila, un’asta di beneficenza con opere d’arte uniche e personalizzate. Il tutto devoluto per finanziare la Mensa dei Poveri di Celestino V a L’Aquila. L’asta sarà online, prossimamente comunicata sul sito www.massimooddo.com.


Molti gli stracciaroli coinvolti nell'evento: Luca Di Francescantonio nelle vesti di coordinatore tramite Enviconcept, mentre Simone Angelini, Michela Tobiolo e Annamaria Basso hanno creato opere "marchiate" dalle orme dei calciatori che verranno messe all'asta.

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29/09/09

POSTers

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Post Bar "distillati metropolitani" ospita per un paio di settimane la mostra personale di Fabio di Campli, POSTers.

Svariati poster invaderanno le pareti del locale, in un'intenzione creativa che vuole dirigersi verso il campo della street-art e del pop espressi ed esposti in modo semplice e diretto.

Scotch per attaccare. Scotch da bere.

Fateci un salto se vi aggrada.

20/09/09

Presentazione SyncrOniric

Ieri pomeriggio il nostro neo-stracciarolo Maximiliano Sanvitale ha presentato il suo libro "SyncrOniric" presso la libreria comunale di Pescara "F. Di Giampaolo".
Buona affluenza di pubblico, anche se ci avrebbe fatto piacere vedere più "giovani" ad avvenimenti di questo genere che riguardano un loro coetaneo. Ma tant'è .. continua così Max!

A lato, tra i link, il sito web ufficiale di SyncrOniric.


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17/09/09

#5

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Tiodor

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Polmoni

Non capisco. All'aeroporto mi bloccano. Gli sbirri aciduli sono precisi e chirurgici nell'analisi della mia esperienza. Mi saggiano. Mi fanno domande a cui solo io posso rispondere. Come si chiama la figlia miracolata della sua vicina di casa? Di che colore era il ragnetto che sboccò sangue quell'estate a Rispoli? Risposi a tutte le domande come se io fossi me.

“Posso andare?” faccio allo sberlone in anfibi dentati.

Quello stringe il mio passaporto e dice: "Il suo bagaglio d'esperienza è in regola, ma con il maledetto sentimento di insicurezza che corre di questi tempi sono state promulgate nuove leggi che ci impediscono di farla passare"
"Cosa? Ma io ho un appuntamento di lavoro della massima importanza a Minneapolis!" mentii senza rimorso.

"Caro signore non sono io che secerno le leggi"
"Bene! Altrimenti saremmo pieni di bambini-sbirri col pene arrotolato nel cuoio anastatico”.
Lo sbirro non capì, ma probabilmente la combinazione "pene arrotolato", anche se codificata, non sfuggì al fiuto promiscuo del suo ego sudato e pecoreccio.
Chiamò un paio di colleghi e mi fece arrestare. Figlio di puttana! Non ebbe il coraggio di ammettere che le mie teorie avevano ridotto il suo senso di sicurezza ad un crostaceo che strisciando sul mio cranio e urlando le sedici bestemmie inventate da un rabbino che morì di occhi cavati riesce a raggiunge lo stagno da cui cento milioni di anni prima i nostri progenitori mono cellulari rotolarono fuori decidendo di sfidare il naturale corso degli eventi sancendo l’inizio della prodigiosa storia a fumetti dell’Uomo respirando il fottuto ossigeno tramite una sorta di zampogna elettrica adattata per l'occasione: i polmoni.

Veramente io non capisco.

Nero di seppia

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Minima Immoralia

Da tempo sì odono le oche delle parrocchie starnazzare e fare gran chiasso in Italia.

Reazione curiosa, perché voi ci avete consegnato a Berlusconi un anno fa.

“Ma non è il cittadino che vota?” si obietterà. Infatti, lo avete raccomandato a chi frequenta le vostre chiese, di bocca in orecchio, omelia dopo omelia. E ora vi dimenate, gridate e dite attraverso i vostri giornali che siete preoccupati per la salute morale del paese, che il premier dà il cattivo esempio, che la Lega è antiumanitaria e xenofoba.

Eppure ci avete guidato per mano a questo punto, facendo echeggiare trombe di festa in tutta Italia dopo la vittoria delle destre. E dire che avete affossato il precedente governo sul tema delle unioni civili, sull’aborto e sull’eutanasia per tirare l’acqua al vostro opulento mulino. Ricordo a tal proposito le cannonate dell'integerrimo Cardinale Ruini, severo critico delle scelte etiche prodiane. In quel periodo eravate chiusi a riccio perché vi sentivate ostaggi di uno Stato preda delle sinistre illiberali perciò vi siete buttati sul carro vincente non appena ne avete avuto ladra occasione.

E dire che ogni volta che osteggiavate le scelte della sinistra, c’era sempre un passo indietro nella maggioranza e qualche regalia negli emendamenti. Insomma, le vostre istanze antistoriche e conservatrici erano sempre tenute in considerazione.

E ora, mi chiedo, sotto quale tappeto avevate nascosto la coscienza quando dicevate di votare a destra?

Voi sapevate quale coacervo di ignoranza e intolleranza fosse la Lega, tanto è vero che chiunque avrebbe potuto prevedere le conseguenze dell’ondata di paura che questi sociopatici stavano cavalcando insieme alle destre un mese prima della vittoria, grazie soprattutto a media servili e genuflessi. Voi sapevate cosa fosse Berlusconi e della sua potenza di fuoco mediatica, di come egli potesse manipolare consensi e opinioni con una telefonata alle sue redazioni.

Voi sapevate, ma lo avete ugualmente permesso e questa spazzatura politica contro cui le persone combattono ogni giorno è anche frutto dei vostri comportamenti contraddittori.

4matto

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Liquid

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Zen

Da sempre mi sono interessato della cultura orientale; è stato per me veramente una sorpresa quando ho scoperto che le ultime ricerche scientifiche in psicologia e in terapia cognitivo-comportamentale si stanno interessando della filosofia orientale, al fine di migliorare e rendere più efficaci le tecniche terapeutiche.

Voglio condividere con voi un racconto zen che io amo in maniera particolare e che mi fa sempre riflettere….

C’era una volta una vecchietta nota come la “signora in lacrime” perché piangeva sempre. Piangeva nelle giornate di pioggia e piangeva nelle giornate serene.
Un passante: “Vecchia, perché piangi sempre?”
“Perché ho due figlie…una ha sposato un venditore di scarpe e una un venditore di ombrelli. Nei giorni di bel tempo penso che gli ombrelli di mia figlia non si vendono. E in quelli di pioggia penso che nessuno uscirà a comprare scarpe dall’altra mia figlia!!”
“Ma nelle giornate serene dovresti pensare che le scarpe di tua figlia si vendono bene, e in quelle di pioggia che vanno bene gli affari della figlia che vende ombrelli!”
Da quel giorno la donna in lacrime non pianse più. Invece ridacchiava fra sé ogni giorno, indipendentemente dal tempo.

Nessuna situazione è buona o cattiva, dipende solo da come la si considera

Almost Blue

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Giochiamo?

Come si fa a chiedere: "facciamo l'amore"?

Già solo il verbo "fare" nasconde delle tremende difficoltà!

Per fare bisogna prima conoscere!

Per costruire una barca bisogna dapprima sapere cos'è, studiarla, conoscere la matematica e la fisica, conoscere i materiali, saper disegnare e fare un progetto, imparare ad usare gli attrezzi giusti e col giusto metodo. Ecco! La nostra imbarcazione è pronta e con un pizzico di fortuna non affondera' al momento del varo.

Troppo impegno, troppa fatica ed il risultato non è mai certo!

Meglio chiedere: "facciamo all'amore"?

Fare nel senso di giocare! Come dire: "giochiamo a carte"?

Giocare quindi ad un gioco che piacevolmente ci avvicina all'idea materiale dell'amore.

Un gioco malizioso, a tratti perverso, fatto di sguardi, di ammiccamenti, di strategie, di appuntamenti, di ansie, di regali, di corteggiamenti, di ritardi, di complicità, di mezze parole, di parole non dette, di sospiri, di sorrisi, di abbracci, di tenere carezze, di schiaffi, di graffi, di respiri affannati, di baci, di vestiti strappati, di tremori, di gemiti, di urla, di carni violate, di orgasmi, di pianti.

Un gioco!

Questo si che mi piace! :)

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Come ali di farfalla

Attimi di vita fragili come ali di farfalla,

Attimi preziosi e colorati ma sottili come capelli d'angelo.

Costruiti uno sull'altro come un castello di carte.

Attimi infiniti nella loro brevità, come una scintilla nel camino.

Attimi fermi, sospesi fra le pareti del tempo in attesa che uno sguardo li liberi e li lasci volteggiare nella mente.

Allora esplodono e vivono fulgidi ,illuminano divertono animano.

Mi investono con la loro luce e con i loro colori.

Rallegrano e riscaldano

E come sogni irrequieti svaniscono .

Mi lasciano inerme e attonita...senza fiato, senza parole,esausta.

Stremata dalla potenza dei ricordi pregni di sensazioni già provate.

Attimi brevi come la scintilla nel camino.

Attimi fragili come ali di farfalla .

Attimi sottili come capelli d'angelo.

Mi faranno compagnia durante le mie notti agitate,

vuote del vuoto più vero e profondo.

Ed è buio...troppo buio per cercare di nuovo un motivo ,

troppo buio per cercare ancora .

E anche questi diverranno attimi...

Attimi brevi come la scintilla nel camino.

Attimi fragili come ali di farfalla .

Attimi sottili come capelli d'angelo.

Il mio volto non ha più luce,

il sorriso è ben nascosto da sguardi indiscreti,

la maschera è a posto e si inizia da capo.

Le giornate mi avvolgono come un sudario,

si attorcigliano al mio corpo come tentacoli di medusa.

Le sento arrivare, lunghe e pesanti...e uguali, sempre uguali a loro stesse.

Mi lascio andare alla mia vita, mi lascio vivere senza viverla e attendo.

C'è sempre qualcosa che varrà la pena riporre tra le pareti del tempo ,

sempre qualcosa che varrà la pena di tirare fuori da quelle stesse pareti con uno sguardo.

E anche questi diverranno attimi...

Attimi brevi come la scintilla nel camino.

Attimi fragili come ali di farfalla .

Attimi sottili come capelli d'angelo.

La piccola pattumiera

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ZooArt 2009

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Esplosione pretestuosa di comunicazione pura, ti sorprende, ZooArt – gabbie aperte alla creatività, come uno schiaffo in pieno viso. Si tratta però di uno di quei ceffoni paternali che intendono destarti dal consueto torpore mentale e incalzarti, servendosi dei loro sembianti d’inconfondibile esuberanza formale, plastica, cromatica. L’espressione visiva, lo ribadisco è pretestuosa: l’espressione reale, sostanza stessa di questo evento ortonese giunto alla sua XXX edizione è ferocemente comunicativa. Le forme d’arte che s’impongono tra le sbarre consunte, sui muri graffitati, tra le macchie del tempo e della storia di un luogo che, un tempo non distante, accolse bestie e visitatori curiosi e, di cui adesso non resta che un retaggio di tempi trascorsi, di odori trascorsi, oltre alla curiosità, sempre identica della gente ,che ogni d’anno d’estate continua a scrutare attraverso queste sbarre, per assistere ai nuovi “fauves”dalle forme e i profumi differenti. Portatori di un silenzio estrinseco che è grida insormontabile, gli ZooArtisti sembrano dominati da un desiderio incontrollabile di esprimersi, di raccontare una verità urgente e polemica, così assoluta nel loro mondo e così relativa rispetto alle mille verità, di natura sociale e politica, che si stagliano in questi contesti espositivi privi di retorica allestitiva. Lo ZooArt si caratterizza come lo spazio della libertà, ma soprattutto della volontà di parola giovanile: esso si pone al contempo come aperto e disponibile al dialogo, ma intransigente rispetto all’integrità del messaggio che doverosamente perviene al suo destinatario, laddove l’ignoranza è una prospettiva incontemplabile. L’ottimo lavoro svolto dai suoi organizzatori consente di considerare lo ZooArt un universo multisfaccettato nel quale si parlano moltissime lingue diverse, ma nessuna incomprensibile.

Ortona a Mare (CH), dal 14 al 22 Agosto

Infinite stagioni di una lattina

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Il ciclo produttivo di una lattina, per costi e difficoltà, va oltre quello della bevanda che contiene. La materia prima, bauxite, una volta estratta (Australia), viene trasportata in uno stabilimento chimico dove una lavorazione (½ ora) trasforma tonnellate di bauxite in mezze tonnellate di ossido di alluminio. Quando se ne raggiunge una quantità sufficiente, si riempiono enormi container per il trasporto di minerali spedendoli in centrali idroelettriche (Svezia o Norvegia) per fornire energia a basso costo.

L’ossido di alluminio, prodotta energia elettrica, viaggia (1 mese) attraverso due oceani, e viene accumulato (2 mesi) in una fonderia. Qui, attraverso una lavorazione (2 ore) tonnellate di ossido di alluminio, vengono trasformate in quarti di tonnellate di alluminio, e immagazzinati in blocchi (10 m lato).

Questi blocchi, due settimane dopo, saranno riversati in stabilimenti di laminazione a caldo (Svezia o Germania) ed ogni blocco riscaldato (500 °C) verrà compresso per raggiungere uno spessore minimo (3 mm). Le lamine ottenute, arrotolate in rulli (10 t), sono raccolte in depositi e spedite in stabilimenti di laminazione a freddo (stesso paese o estero) per un’ulteriore compressione dello spessore (10 volte meno); ora la materia prima, alluminio, è pronta per essere impiegata nella produzione di lattine.

L'alluminio arriva in stabilimento ed inizia il suo ciclo di fabbricazione: le lamine sono tagliate e modellate in forma di lattine, poi vengono lavate, asciugate, trattate con una colorazione di fondo alla quale verrà sovrapposto il logo della bibita. Tappe successive saranno: la laccatura; la bordata, perché le lattine sono ancora sprovviste di un coperchio; il trattamento dell'interno, con un rivestimento protettivo che impedisce al liquido la corrosione del metallo; il controllo di qualità.

La lattine così ottenute, vengono sistemate su bancali di legno ed immagazzinate; da qui partiranno per lo stabilimento di imbottigliamento, dove, nuovamente lavate, verranno riempite con la bevanda. Le lattine piene vengono sigillate con coperchi di alluminio (1.500 minuto), confezionate in cartoni, anch’essi riportanti il logo della bibita.

Si arriva alle fasi finali di distribuzione: i cartoni di lattine partono verso i distributori locali e dopo breve tempo verso i supermercati. Adesso ogni consumatore potrà comprare i suoi 33 centilitri di bevanda.

Bere la bibita richiede pochi minuti, gettar via la lattina giusto un secondo. L’alluminio è un materiale riciclabile all’infinito, ma è incapace di compiere questi pochi passi che l’avviano ad una nuova stagione di vita senza il nostro aiuto. Ha camminato a lungo per raggiungerci, perché farla morire all’ombra di un cassonetto?

Saluti & Condoglianze

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06/09/09

Music Art: le foto

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02/09/09

Carta Straccia @ Music Art

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23/08/09

#4

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Settecervelli

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Rabbia

Me ne stò qui a contemplare l'immenso deserto che ci circonda.

Un deserto omertoso fatto di miliardi di granelli di...

rabbia.

Rabbia per la propria disgraziata condizione,

rabbia per la propria prosperità che potrebbe essere più florida.

Rabbia per invidia e rabbia per inedia.

Rabbia per non aver potuto,

rabbia per aver potuto ma non aver fatto.

Rabbia perchè la fortuna ci ha voltato le spalle.

Rabbia perchè il destino corre e fatichiamo a stargli dietro.

Rabbia per i numerosi soprusi,

rabbia perchè nonostante tutto nulla cambia.

Rabbia violenta, rabbia silente, rabbia endemica.

Eppure,

rabbiosamente,

i granelli vivono tutti la propria esistenza

l'uno accanto all'altro.

A volte,

spesso,

qualche granello tenta il volo

sospinto da un'inebriante vento caldo.

Inutilmente si stacca dal suolo

e si innalza libero.

Libero di dimenticare la rabbia.

Ma poi

inevitabilmente cade.

E tornando al suo posto

tra i granelli

si dimentica di quanto sia stata meravigliosa

la sensazione di leggerezza che ti avvolge

e penetra nell'intimo quando si abbandona la rabbia,

quella rabbia che,

invisibile catena,

ti omologa

e ti costringe ad un'esistenza

uguale a tutte le altre.

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How do you say ... Road Hazard?

Driving in Italy is something I just don’t do. The main reason for this is because I never learned how to drive a stick-shift and automatics don’t exist here…of course. I could learn but the question is, do I WANT to? I’ve never seen a more concentrated group within a population completely unable to drive sensibly. My first complaint is how closely drivers will follow the car in front of them. You can’t assume that everyone will slowly ease to a nice stop. Sometimes, the car ahead must stop abruptly, maybe for a child or animal, and you have to give yourself enough space to stop behind them. It just seems like common sense to me, although it’s not so commonly found. Blinkers are another problem for me. They might as well not exist at all as no one really seems to know when or how to use them. I can’t count how many times I’ve been riding behind someone and all of a sudden they jerk their wheels to the side to park not giving any warning to their intentions. Equally countless times they turn on their blinkers 10 minutes before they actually make their turn…not very helpful as they’ve passed numerous turnoffs since first displaying the blinker. Not only are the drivers incompetent but the people who design the streets are even more so. I mean, how many freakin’ rotatorie do you really need? Wouldn’t it be smarter to put in some lights so there’ll be some breaks in traffic? Then you MIGHT even be able to turn onto a major artery from a side street. Apparently, they won’t have that sort of sense making running loose among the minds of city planners. I’m convinced there’s a plot to eliminate the flower peddlers on all the corners with streetlights. Poor fellas.

Le forme della purezza

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Aperta ufficialmente lo scorso 18 giugno, la prima edizione del Reportage Atri Festival si appresta a celebrare il gradito ritorno di Claudio di Lorenzo sullo scenario artistico abruzzese. Verrà infatti inaugurata il prossimo 24 Luglio, presso l’Auditorium S. Agostino di Atri, la mostra personale dell’artista strutturata come un percorso in due fasi scandite da un momento di arresto: un lungo periodo di inattività causato dalle gravi conseguenze di un incidente. Inattività che ha generato tuttavia in Di Lorenzo l’impeto ad una riscossa artistica impostasi come necessaria ricerca di nuove sperimentazioni alla luce dei nuovi limiti posti dal suo corpo rispetto alle infinite possibilità della materia. Dalla lavorazione minuziosa e straordinaria della pietra leccese, passa oggi a tecniche quali il bronzo fuso a cera persa, resine, terrecotte, bisquit… “le nuove tecniche scultoree da me adottate mi permettono di lavorare in maniera più estemporanea, più immediata, e questo fa sì che io possa comunicare con maggiore istintività”. Le sculture dell’artista atriano contraddistinte da una forma esile e allungata sono state brillantemente presentate dalla critica Baitello come “crisalidi che si aprono allo spazio ed alla luce in un tempo senza tempo, come sembianze metafisiche”; figure emerse, in un spazio ed in un tempo simbolici, da una materia generatrice che si conserva in parte ai loro piedi. Lo sviluppo verticale, lo sguardo rivolto verso l’alto sono espressione contraddittoria della volontà di liberarsi dal guscio tendendo verso la luce, e l’affezione nei confronti dell’involucro che le protegge. La scelta di un limbo in cui consapevolezza e purezza convivano, appare a questo punto inevitabile.

Io voto Berlusconi pt.2

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Clover

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Al di qua delle nuvole

Nascondiamo la nostra fragilità dietro maschere di cinismo,la nostra tristezza dietro finti sorrisi di plastica,ma il vuoto assoluto ci assorbe inebriandoci con la sua falsa promessa di un attimo di pace.

E ci lasciamo portare dal canto delle sirene verso lidi che ci paiono tranquilli, ma che sono solo morte della nostra anima irrequieta.

Non c'è pace al di qua delle nuvole.

C'è solo eterna lotta per sopravvivere,eterna lotta per non soccombere sotto il peso immane di ciò che non ci aspettavamo di dover portare.

Cocci rotti di promesse infrante.

Navighiamo controcorrente in questo fiume impetuoso,nel caos assoluto delle nostre menti.

Dipingiamo i nostri giorni di rosso e di nero e vi danziamo attraverso per passare ai successivi.

Anime disperse in un limbo senza uscita in cui siamo entrati senza nemmeno sapere come.

Anime dannate dalla disperazione di una sensibilità diversa...dalla consapevolezza di non riuscire ad essere come gli altri,e di dover indossare ogni giorno quella maschera per essere accettati.

Non compresi, non capiti, non amati...solo accettati!

Fragili creature imperfette e strane che guardano gli altri con lucida determinazione di non volerne essere parte,ma con muta rassegnazione di doverlo fare.

Vivremo ogni singolo giorno come se fosse l’ultimo,involucro vuoto di identità perdute.

Al di là del tempo e al di là dello spazio noi…che vorremmo solo lasciare la nostra anima vivere anche dopo essere vissuti,vivere dopo essere andati via.

E voi,si voi che ci guardate come animali rari in gabbie dorate, che ci giudicate,che ci compatite o deridete.

Voi sarete tela per i nostri pennelli e i nostri disegni orneranno le vostre notti buie.

HarpoCane

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Dissonanza cognitiva

Negli ultimi tempi abbiamo visto presentarsi sulla scena politica due Presidenti del Consiglio alquanto differenti. Il Presidente del Consiglio Berlusconi che in passato è stato tra i sostenitori del family day e ha favorito l’approvazione di leggi contro i clienti delle prostitute. Tutta la sua presentazione era legata ad una alta moralità e saldi principi.

L’altro Presidente del Consiglio “Papi” ci ha mostrato uno stile di vita alquanto discutibile per un politico di primo piano: è accusato di essersi intrattenuto in festicciole con veline ed escort, è altresì accusato di frequentare minorenni e promettere alle sue “figliocce” poltrone politiche.

Non voglio fare alcuna polemica critica di carattere morale o politica ma una riflessione psicologica.

Il “problema” psicologico con cui si trovano a fare i conti gli italiani è che entrambi i Presidenti coesistono nella stessa persona.

La maggior parte degli italiani si trova a dover fronteggiare, secondo me, uno stato psichico abbastanza particolare, definito: dissonanza cognitiva.

Questo termine indica “la condizione di individui le cui credenze, nozioni, opinioni contrastano tra loro, o con le tendenze del comportamento o con l’ambiente in cui l’individuo si trova ad operare” (Dizionario di Psicologia, Galimberti).

Gli individui in questa situazione si trovano in uno stato di tensione che causa l’esigenza di ridurre tale dissonanza.

La pressione creata dalla dissonanza deve assolutamente essere ridotta al fine di diminuire lo stress. Ma come?

Molto spesso il modo migliore per ridurre la dissonanza è negare uno degli elementi che la creano aderendo fedelmente e ciecamente ad uno dei due poli. Un ulteriore modalità per diminuire la tensione e quella di ristrutturare, modificare ed intervenire per appianare e rendere meno rilevante la differenza.

Gli italiani come fronteggeranno questa dissonanza?

4matto

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Fuori vena

Controculture e vite spezzate in “Fuori Vena”, il lungometraggio di esordio di Tekla Taidelli. La giovane regista punk di Milano si ispira a storie realmente accadute e a tratti autobiografiche infarcendole di gag grottesche e deliri visivi. La realtà e la quotidianità,invece, sono così dure per Zanna, tossicodipendente da un po’di anni che se ne fotte di quelli che tutte le mattine vanno in ufficio e guardano il culo alle segretarie che poi fanno le oche…Lui non ci sta, si fa tre pere al giorno e sta bene! Stanno bene anche gli altri suoi amici “tossichetti” del parco finché la "roba scende” e poi sono cazzi amari e allora bisogna trovare il “cash”, “svoltare” e anche il “farsi” diventa routine nella quale ci si può rimettere le penne ogni giorno. Cosa che non può accadere a “Barabba, lu re” (il re dei tossici con 30 anni di sana tossicodipendenza alle spalle) che rappresenta un punto di riferimento per gli scoppiati del quartiere,ma anche lui dovrà fare i conti con l’overdose.“Il rapporto con la droga te la crei tu con la tua testa, tu e il tuo cervello. Sei tu che decidi tra sfogo o annientamento” dice Tekla che ama sconvolgersi per non pensare a niente, dandosi comunque un certo limite. Invece, il limite, Zanna l’ha passato già da un pezzo: “Quando sei innamorato non sei cosciente, agisci incontrollato. E’ facile innamorarsi della droga”. Insomma, la tenerissima storia d’amore tra i due giovani "outsider" sarà ben presto distrutta da quel “dolce veleno”: “alla fine una cosa l’ho imparata…l’eroina è più maliziosa della prima donna che ti ha fatto innamorare (Zanna, the Warrior)”. Simpatico il siparietto per sdrammatizzare l’ argomento come la puntata di “Fornelli di Italia” nella quale si cucina una buona base di cocaina. Fuori Vena affronta anche la vita dei “traveller” di Bologna, persone che passano da un rave party all’altro e vivono nei camion insieme ai cani. Ciò che emerge con chiarezza da questo film coraggioso è la sincerità del messaggio che si vuol comunicare al pubblico, spesso, completamente avulso da certe logiche e meccanismi.

Chiave di sciolta

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Scorre incerta tra fiumi di merda

La diafana sciolta col timor che si perda

Tra spruzzi fetidi ed effluvi nauseabondi

Le esalazion son marce in codesti mari immondi

Nuotando assai lesta scorger ti parea

D’intraveder da manca la tua sorel diarrea

Ma non di lei trattasi e l’abbaglio ti ferìa

Non sorel diarrea ma compar dissenteria

Stanca ormai dal viaggio e distolta da altre mete

In una fogna putrida trovasti infin la quiete


Presa di (Co)Scienza

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The Soundbuster Post

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Quando “Gossip” non sta per pettegolezzo tenetevi pronti per una bella scarica di punk-indie-rock.

Dopo aver acceso le pagine di moltissime riviste patinate per le loro campagne in favore dei diritti di gay e lesbiche, ma soprattutto dopo aver conquistato copertine di tabloid grazie all’ “enorme” visibilità della frontwoman Beth Ditto, (che incurante delle sue forme boteriane si è lasciata ritrarre senza veli, lasciando tutti tra lo schifato e l’incuriosito) questo trio venuto dall’Arkansas ha finalmente deciso di fare le cose sul serio.

Aldilà dei “pettegolezzi” questi Gossip hanno sicuramente qualcosa da dire. Già lo scorso anno siamo stati colpiti dal loro singolo bomba “Standing in the way of control” che, anche grazie al remix degli impeccabili Soulwax, si è distinto per la sua carica dancefloor ed è stato pane per i denti di tutti i più accaniti headbangers.

A questo punto il passo è stato semplice. Dai a tre americani scatenati ed eccentrici un produttore del livello di Rick Rubin (date uno sguardo alla sua bio su Wikipedia e capirete) e ne verrà fuori sicuramente un best seller.

L’album è molto scorrevole, poche contraddizioni e tanto amore. Si amore. E’ questo il filo conduttore di Music For Men, un amore ambiguo e sfuggente che spesso lascia spazio alla malinconia, senza che ne venga intaccato il ritmo battente. Perfetto per quei momenti in cui vi sentite incazzati col mondo ma non avete voglia di piangere, bensì di urlare, spinti dalla voce di Beth e dalla rabbia per un amore impossibile.

Saluti & Condoglianze

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Oltre il prodotto

Osservando una vetrina di un negozio, il nostro sguardo cade su un particolare prodotto. Un prodotto che emerge fra gli altri, nonostante l’uso che se ne andrà a fare e il suo dubbio valore estetico (magari l’apparire insolito potrebbe diventare il futuro punto di forza): conta subito l’emozione che scaturisce in noi e che farà grande il suo designer.

Il design suscita emozione e il valore affettivo veicolato dal progetto che lo ha generato, sviluppa, in noi, la capacità di far affiorare gusti e giudizi. Allora contano aspetto e forma, peso e struttura materiale. Tutte sensazioni considerate quando si presenta un qualsiasi prodotto al mondo. Le case automobilistiche, ad esempio, sanno perfettamente che il successo risiede nell’aver saputo tradurre le impressioni della gente comune di fronte al prototipo, nelle qualità accessorie dell’auto che porranno sul mercato.

Ma il design emozionale è solo uno degli assi nella manica di un designer. Si va oltre il prodotto, aumentandone la sua usabilità. La funzione può essere il più semplice dei criteri da rispettare, ma le esigenze delle persone non sono mai troppo palesi come possono sembrare.

Se un prodotto è già venduto, niente di più facile è studiarlo per correggerne gli eventuali vizi progettuali e riproporlo sul mercato innovato; ma come scovare un bisogno nascosto, che stagni in ognuno di noi, per farne scaturire nuovi prodotti di cui il mercato reclami la presenza? Potevamo mai immaginare che, un giorno, donne e uomini avrebbero desiderato, rispettivamente, wonderbra e viagra, tanto da arrivare a ritenere difficile la loro senza questi prodotti? Dunque l’imperativo è OSSERVARE!

I designer incapaci di analizzare al microscopio la popolazione che usufruirà delle loro creazioni, rivendicheranno sempre la paternità di prodotti scadenti. Il lavoro del buon progettista sta, infatti, nel trasformarsi in novelli archeologi di tecnologia industriale e ricercare necessità insoddisfatte e inespresse, scovare quelle esigenze che neppure le persone che le sentono riescono ad esprimere, spingersi oltre un bisogno palese, fondatori di un linguaggio che, attraverso i prodotti, parli direttamente alla gente.

Qui risiede la via per inondare il mercato di prodotti, validi per il designer quanto per il fruitore, merce carica di ricordi, di emozioni e di un uso consapevole.

12/08/09

ZooArt 2009

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Le suggestive gabbie dell’ex zoo di Ortona si aprono per accogliere al loro interno le opere di pittori, sculturi, illustratori, designer e grafici uniti sotto un unico grido: Freedom, che dà anche il sottotitolo all'evento. Sarà infatti la libertà d’espressione il tema portante di ZooArt, manifestazione artistica arrivata alla quarta edizione, e quest’anno si avrà la possibilità di assistere a performance artistiche estemporanee, osservando la nascita, lo sviluppo e la definizione di ogni opera. Inoltre la mostra sarà affiancata da musica live e videoproiezioni, per concludere con il party White Lady in occasione della Notte Bianca cittadina.

Tra gli artisti presenti anche gli stracciaroli Fabio di Campli, Simone Angelini, Michela Tobiolo, Luca Di Cesare e Annamaria Basso.

Naturalmente Carta Straccia sarà presente per tutta la durata dell'evento con il suo stand hyper-tech e nell'occasione ci sarà anche la presentazione del #4.


Ortona a Mare - Ex Zoo cittadino (sotto la Passeggiata Orientale)
dal 14 al 22 Agosto

10/08/09

Carta Straccia @ A Perfect Day

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28/07/09

#3

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Noi!

hey tu,si...tu che stai leggendo...Tu stai frugando tra i miei pensieri in questo momento...lo sai? Hai tra le mani un pezzo di carta e senza volerlo,hai tra le mani l'anima e la mente...il cuore di 20 persone.Ti sei mai chiesto chi siamo noi? Ti sei mai chiesto perchè siamo qui a scrivere ,e cos'è che scriviamo? Noi siamo quelli che ci sono riusciti.... Quelli che ce l'hanno fatta a tirar fuori l'anima da quel pertugio che si è aperto un momento fa. Noi siamo quelli che ce l'hanno fatta a depositare per un attimo la maschera che indossiamo per affrontare la vita ogni giorno e si sono scoperti senza pelle,senza difese...per un attimo solo...per te che leggi in questo momento.
Oppure l'abbiamo fatto solo per noi stessi...perchè quelli come noi hanno bisogno di spazio per respirare e il mondo non ci basta.
Ci creiamo percorsi alternativi che solo noi conosciamo, per arrivarti dentro di botto e senza che tu te ne accorga.Ed esplodiamo in mille colori perchè i nostri pensieri sono dipinti con le tinte forti delle nostre emozioni.Noi siamo quelli che certe volte il fanciullino che abbiamo dentro lo lasciamo giocare tranquillamente fuori e giochiamo con lui.Noi siamo quelli che non si arrendono alle formalità,al conformismo di una società che ci vuole tutti omologati.

Noi siamo gli imperfetti perchè ci sta tutto stretto...e nella nostra imperfezione cerchiamo la perfezione della nostra vita, la perfezione di chi ci sta accanto e riesce a renderci migliori e fare da ponte fra il nostro mondo e il tuo....

Noi, quelli che o tutto o niente e non accettiamo nulla di meno.Noi che ci lasciamo ferire persino da una rosa, che ci barrichiamo dietro il silenzio perchè incapaci di difenderci da chi è più forte di noi, da chi della maschera ha fatto l'unica forma di vita conosciuta e che dietro la maschera si nasconde e si perde, incurante di tutto ciò che calpesta.

Noi siamo quelli che guardano attraverso un obbiettivo e ci vedono una realtà diversa da quella che vedi tu...poi scattano e te la mostrano attraverso una fotografia.Noi siamo quelli che mescolano il blu e il rosso, perchè ci vuole un altro colore che non esiste per dirti quello che abbiamo pensato di dipingere, perchè non esiste ancora un colore così bello per dirtelo.Noi siamo quelli che prendono in mano una matita e chiudono gli occhi della mente e aprono quelli dell'anima per scrivere per te che ora qui leggi....Ecco chi siamo....Noi siamo gli stracciaroli,gli artisti....Noi siamo gli imperfetti....e ora provaci se ci riesci...a trattarci come carta straccia!!!


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Slap that bitch

Un settantenne basso e marrone è circondato da procaci ragazzine che eccitate dalla cocaina lo chiamano papi. Lo stesso settantenne darà il ministero della difesa a Paolo Maldini e quello delle infrastrutture a Milly D’Abbraccio. Un giovane europarlamentare col fazzoletto verde al collo, una pinta di Weiss in mano, una pinta di Weiss sparsa sulla maglia e un grido che inneggia alle malattie infettive dei napoletani. Un ventenne gioca a pallone, lo mette in bocca alla Hilton e viene acclamato da settantamila persone in uno stadio. Una brava attrice muore consumata da un tumore, riceve un trafiletto sulla cronaca. Un pedofilo scolorito muore consumato dalle droghe, duecentocinquantamila individui lo piangono sconsolatamente. Il 20 dicembre 2012 i Testimoni di Geova prepareranno l’umanità alla fine del mondo. Il 21 dicembre 2012 convinceranno Geova a rimandare l’apocalisse perché la Coca Cola è in passivo. Un noto filosofo italiano decide di parlare al popolo ma il popolo è a vedere culi di pornostar dell’Europa dell’Est. Due aerei cadono : molte le vittime, poche le scuse e nessun colpevole. L’influenza suina uccide bambini in Sudamerica e l’omino basso e impomatato confeziona gioielli costosi e li regala alle mignotte. I neolaureati emigrano perché le tasse pagate non sono sufficienti a finanziare la ricerca. I travestiti volano alle feste private perché le tasse sono sufficienti a pagargli il biglietto aereo. Fiumi di viagra, di Moet & Chandon e di abbronzature artificiali. Nessuno sdegno. Un attore dice porco dio in un film. Abbiamo l’animo corrotto. Un uomo ha letto Porci Con Le Ali e ha visto Amore Tossico. Un altro ha letto Il Piacere e ha visto Balla Coi Lupi. Un uomo ha slacciato i pantaloni. Un altro ha abbassato le mutande. E la sagra continua.

Tiodor

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La memoria del corpo

L’ho capito un giorno, di colpo, in estate.
Il ricordo vivido fa male ancora, eppure non sento più il dolore.
Fissando a terra, un’unghia nera del piede destro dimostrava la recente vicinanza con lui. Ma in quel momento accanto a me e nei miei pensieri c’era un’altra persona. Il cuore aveva cancellato quasi tre anni d’amore, mentre il piede fedele era lì per reclamare un’altra presenza, assente da troppo poco tempo. Ed è stato in quell’istante che l’ho capito: la memoria del corpo non corrisponde alla memoria del cuore. I sentimenti sono talmente incostanti che durano meno di un livido, ma altre volte una ferita d’amore può durare una vita intera e oltre.

La scoperta mi venne riconfermata anni dopo, mentre sfioravo al buio il polso che da poche ore aveva subito una bruciatura. Nuovamente il corpo avrebbe ricordato per molto tempo quella notte, mentre l’anima già nuotava nell’oblio. La cicatrice sul braccio teneva a mente l’ingenuità nel voler credere in un amore impossibile.

Con gli anni il corpo diventava una mappa dei miei sentimenti, trattenendo a suo piacimento ricordi che la testa voleva cancellare.
Si era trasformata in un’ossessione, una gara senza vinti nè vincitori tra la memoria del corpo e la memoria del cuore. Più volevo dimenticare, cancellare, annullare e più il corpo mi obbligava a ricordare, marchiando per sempre il mio povero involucro mortale.
Ad un certo punto mi ero arresa e tatuavo croci nere sulle falangette per ricordare i sentimenti che non volevo cancellare.

Pensavo questo gioco di ricordo e oblio era solo mio, nessuno poteva farne parte; ma l’idillio non poteva durare per sempre. Arrivò qualcun altro, senza invito, che volle partecipare.
Quella fu l’ultima partita dove trionfò il ricordo del corpo a discapito della mente e del cuore, che oramai hanno quasi dimenticato cosa avvenne.

Il corpo sincero e vincitore ricorderà per sempre quella notte di primavera, dove un uomo non ricambiato decise di fermare il tempo. Ora le pupille trattengono il riflesso di quel volto amato, dalle mani sporche di sangue.

Confini

Il confine è una linea di demarcazione e sta ad indicare che tutto ciò che sta di qua è diverso da ciò che sta di la. Sono i confini che regolano in qualche modo la nostra esistenza. Ci sono i confini tra gli stati, i confini tra i vicini di casa, i confini tra i popoli. Ci sono confini che delimitano il campo di gara, confini tra avversari sportivi e confini tra diversi schieramenti. Esistono confini naturali e confini artificiali, confini etici, morali, spirituali, politici. Persino tra terra e cielo e tra giorno e notte. I confini sono ovunque. Sono i confini che dettano le regole e non le regole a tracciare i confini.

HarpoCane

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GUSCI DI NOCE all’asciutto: “Il cinema-scritto è quello che rimane”

GUSCI DI NOCE all’asciutto è l’opera prima di Giacomo Ioannisci. Un film scritto, non una sceneggiatura, nemmeno un testo sul cinema, ma “poetiche sul cinema” o meglio poesie d’ispirazioni cinematografiche e di vita reale/immaginifica ( La vita è come una scatola di popcorn). Benvenuti nella “magnifica ossessione” di G. Ioannisci, giornalista “iperattivo” su varie testate per il settore cultura e spettacolo, caporedattore della rivista romana “Taxi-driver” e responsabile dell’ufficio stampa dei registi pescaresi Fratelli Di Felice. Il testo racchiude “pensieri di uno scrittore esordiente su titoli di film diretti da registi più o meno famosi” come recita la fascetta promozionale ripiegata su un’accattivante copertina e quarta di copertina raffigurati il fronte- retro di un VHS dal sapore vintage. GUSCI DI NOCE all’asciutto nasce dall’impellente necessità dell’autore di colmare un vuoto, quello della realizzazione di un film: un sogno quasi irraggiungibile. “Non sono riuscito a fare un film, ma ho passato in rassegna alcuni film e alla fine ho fatto un film”ha spiegato con lucida emozione Ioannisci durante la presentazione del libro alla libreria d’avanguardia “Edison” di Pescara. Un’opera sicuramente complessa costituita da una vera e propria struttura cinematografica: Titoli di testa- Parte introduttiva -Trama- Parte conclusiva – Titoli di coda. Una sorta di autobiografia corredata da passioni filmiche e anche musicali, come già si preannuncia dal titolo “Gusci di noce all’asciutto” che riprende due canzoni fondamentali nel percorso culturale dello scrittore: Nutshell, ALICE IN CHAINS e Hig and dry, RADIOHEAD. Senza contare altri pezzi (Behold! The Night Mare di Smashing Pumpkins; Red Meat di Yellow Capra, Society di Eddie Vedder,…)suggeriti come sottofondo alle letture- visioni delle poesie. Ma cos’è il cinema per il nostro “The Dreamers” (alla Bertolucci maniera)? “Il cinema è una provocazione, che ti fa sorridere e riflettere, a volte con un umorismo latente, altre volte in maniera timida e senza pregiudizi”.

E' tutto un equilibrio sopra la follia

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The Soundbuster Post

Uno dei posti dove preferisco ascoltare musica è in macchina. Da solo. E penso che ogni strada, ogni viaggio, ogni percorso, abbia una propria colonna sonora, bisogna solo saperla trovare.

Wolfgang Amadeus Phoenix è uno di quegli album adatti alle mattine d’estate, alle strade costiere soleggiate. Allegro e sereno, come il sorriso di un liceale in vacanza. Lo stesso sorriso che da un po’ è tornato sui visi dei Phoenix.

I quattro ragazzotti de l’Île de France nati nella barocca Versailles, ma cresciuti nella malinconia parigina, tornano alle origini. Testi spensierati che parlano d’amore e di amicizie infinite. I colori non sono più il bianco e il nero che caratterizzavano Alphabetical. Il mood concreto e disilluso di It’s Never Been Like That lascia spazio a nuove emozioni. WAP è un esplosione di gioia controllata, ben rappresentata dalle bombe stilizzate disegnate in copertina, irruente ma aggraziate allo stesso tempo.

Suoni orchestrali si mischiano a richiami anni ’60, la voce di Thomas Mars ricorda i vecchi LP di Simon & Garfunkel e gli arrangiamenti sono molto più istintivi rispetto alla composizione maniacale degli album precedenti, forse anche grazie al “french-touch” di Philipe Zdar (Cassius, ndr) che ne ha curato il lavoro in studio. L’impressione è che in WAP si sia voluto ripercorrere con saggezza quello che era stato fatto in United, disco d’esordio, in cui tutto era passionale ed acerbo.

Per i cinici un altro ritorno al passato. Per i romantici un altro viaggio spensierato, su una strada soleggiata, in una mattina d’estate, in compagnia dei Phoenix ovviamente.

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"Io voto Berlusconi" pt.1

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Alberto Burri: L'arte autentica

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è come un quadro, o se si vuole, la finzione di un quadro, una sorta di trompe-l’oeil a rovescio, nel quale non è più la pittura a fingere la realtà, ma la realtà a fingere la pittura”. Con queste parole Argan presentava Alberto Burri alla Biennale del 1960, ottimo assunto per parlare di un’opera che presenta la materia sia in quanto tale, sia in quanto prodotto complesso, visuale, di un discorso scientifico e di un discorso semantico propedeutici. Poiché la materia semplicemente è, non rappresenta, pur diventando con Burri il manifesto di un’arte che non conosce possibilità di sviluppi, rinnovamenti formali e allora senza rinvii di sorta s’impone semplicemente come tangibilità e mutamento fisico. Sono infatti gli elementi di equilibrio, struttura, ritmo, luce a caratterizzare un’opera che è essenzialmente forma. E gli stessi compongono il sottotitolo della mostra dedicata ad Alberto Burri e conclusasi il 17 Luglio nell’ambito del celeberrimo Progetto Cultura di Castelbasso (TE) . Nelle quattro grandi sale di Palazzo Clemente abbiamo visto oltre venti grandi opere delle fasi più importanti della ricerca dell’artista umbro, dai famosi “Sacchi” alle “Combustioni”, legni e plastiche, dai “Ferri” ai “Cretti” fino ai “Cellotex” ; una mostra che non aveva precedenti in Abruzzo e la quale inevitabilmente ci lascia carichi di aspettative per una prossima edizione che ci auguriamo sia all’altezza della continuità De Chirico- Burri; e scagliato questo enorme macigno sulle spalle della Fondazione “Malvina Menegaz per le Arti e le Culture che da quest’anno ha curato l’organizzazione dell’evento, ci proiettiamo ad una prossima meritevole estate a Castelbasso.

4matto

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Sindrome di Zelig

Questa particolare Sindrome comporta che l’individuo di fronte a particolari situazioni o oggetti tende ad “inventare” il proprio passato, adeguandolo alle persone e agli oggetti con cui di volta in volta entra in relazione.

L’individuo può, in un contesto medico, credere di essere un illustre medico, creandosi la propria storia e il proprio curriculum vitae.

Dalle recenti ricerche si è compreso che tale disturbo sia causato da un grave deficit nel funzionamento dei lobi frontali.

Tali aree cerebrali hanno la funzione di essere “freni inibitori” nei confronti dell’attivazione provocata dai “neuroni specchio”. Questi ultimi governano la capacità di provare empatia, ovvero di sintetizzarsi sulle emozioni altrui. Senza i freni dei lobi frontali tale “identificazione”, prende il sopravvento provocando la perdita dell’identità personale e l’acquisizione dell’identità altrui.

The Golden Egg

Egg di Arne Jacobsen ha compiuto 50 anni, ma, nonostante il tempo trascorso, questa particolare sedia non è invecchiata un solo giorno da quando fu creata, come curvo prototipo, nel garage di Jacobsen a Klampenborg (nord di Copenaghen). In origine doveva arredare hall e reception di un altro capolavoro di Jacobsen, il SAS Royal Hotel a Copenhagen, ma produzione e richiesta non si sono mai interrotte da allora.

La Egg, come suggerisce lo stesso nome, è un complemento d’arredo compatto, con cui Jacobsen perfezionò l’idea di una struttura fluida. La seduta, con schienale e braccioli uniti a formare un guscio, imbottita in gommapiuma e rivestita di pelle cucita a mano, pesa solo 13 kg. Jacobsen usava dire a proposito del suo design che “il fattore fondamentale era la proporzione”. Per non smentire questa filosofia, la sedia fu dotata di un meccanismo reclinabile per aumentarne il comfort, e di un successivo poggiapiedi nello stesso materiale, ideale per raggiungere la migliore inclinazione, bollandola definitivamente come prodotto futurista.

Fin dal principio, nella storia della Egg, la critica sottolineò come la sua forma a guscio dava un senso di protezione, e come più Egg insieme creavano un proprio spazio; un proprio ambiente. In parte una scultura, in parte un prodotto funzionale, l’elegante Egg – come tutti gli oggetti raffinati nella vita – non era un successo commerciale destinato a finire, e quando Jacobsen morì, nel 1971, divenne la sedia preferita dai fanatici dell’arredo. Correvano anche gli anni delle sue prime apparizioni hollywoodiane, sia sul set del film di Peter Seller The Party, sia cullando la bionda Marilyn Monroe in uno scatto fotografico divenuto leggendario.

Negli anni ‘90 la Egg divenne oggetto cult, arredando lussuose case, hotel e uffici e, disponibile in molteplici materiali e colori, rappresentò il prodotto preferito in spot e programmi TV. Nel 2005 fu definita “pezzo di resistenza“ di un raffinato appartamento ristrutturato, facendo il suo esordio anche nella comedy americana Will & Grace.

Nel mondo c’è ancora grande richiesta di vecchie e nuove Egg, alimentando le altrettante imitazioni, ma, solo la sedia originale, porta un numero di serie inciso sul piede, col quale la si protegge anche da eventuali furti.

La Egg riflette il tempo in cui fu disegnata, ma le aspettative di questo classico d’arredo vanno ben oltre, spingendosi fino alle recenti riproduzioni danesi in scala 1:6 e tenendo sempre viva l’età d’oro dell’Uovo.

VOLO INTERrOTTO

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How do you say ... Customer Service?

I’m American. I’m used to things being a certain way. I know that in America I can move into a new apartment and from the payphone across the street make a maximum of 3 phone calls and have all my utilities scheduled to be turned on. That’s the phone, internet, cable television, power, gas, etc. Not only will I have them SCHEDULED to be turned on but they’ll actually BE turned on within 24-48 hrs. I can also trust that my bills are all for the correct amount and I can easily pay them online with no problems whatsoever. Can you imagine this sort of service in Italy? There would be chaos in the streets, people would fear that the end of the world was near and only those who worked at these call centers knew about it. Why else would they be so helpful, so ready to please?? They would have to be taking pity on the poor population facing destruction. This might be the only scenario in which you could get something done here, or get it done EASILY I should say. Eventually the lights get turned on and the computer brings up your email but not after placing several calls to the same idiot who keeps telling you that there are always “problems” the first few days and that it’s all completely normal. Normal, right. “Normal” is relative. What’s normal for me is not so for another. And it’s definitely ABNORMAL to have to wait more than a week to have any utility squared away or to have to recheck your bills every time they arrive for fear that you’ve been overcharged. We’ve almost paid double the amount necessary due to the mistaken reading off of our meter for the gas. Check everything yourself, people, TWICE. You never know where they’ll try to shit you but they WILL try.

Pensieri attorcigliati

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22/07/09

Carta Straccia @ Premio Web Italia

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Il badge di Vittoria D'Incecco per PWI come giurata rappresentante Carta straccia.

09/07/09

MA\ED :::: AlterGiochi del Mediterraneo

Carta Straccia sarà presente al MA/ED con uno stand hypertech progettato dal nostro Luca Di Cesare. Vi aspettiamo numerosi, fedeli lettori.

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06/07/09

Cerrano Art Festival '09: le foto!

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02/07/09

Cerrano Art Festival

Avrà inizio Giovedì 3 Luglio per poi concludersi nella giornata successiva la terza edizione del Cerrano Art Festival, coacervo di musica, arte e libero pensiero organizzato dal mai troppo encomiato (anzi, piuttosto trascurato dalle autorità cittadine) Federico Pavone.
Parteciperanno alla mostra d'arte i nostri stracciaroli Fabio di Campli, Simone Angelini, Michela Tobiolo e Stefania Merafina.
Naturalmente non potrà mancare in quest'occasione la presenza della Vs. fanzine preferita (cioè, se non ancora ve ne foste accorti, è CARTA STRACCIA).

Sosteniamo le iniziative importanti, specialmente quelle organizzate con pochi mezzi da ragazzi armati solo della loro passione e voglia di fare.. vi aspettiamo lì!


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21/06/09

Filastrocca per bimbi cresciuti

Passa la notte con tanta paura
La strega danza attorno al fuoco
veloce il suo incedere , lei è forte e sicura
Dovrà danzare ancora un poco.
Il rosso è il suo colore
amor, sangue, passione..
con sè ti trascinerà fino alla perdizione.
Il fuoco è alto , la musica è una nenia
danza la strega senza chieder venia
invoca un demone nella notte scura..
Nelle sue vene passione pura..
Gira e balla e canta da sola...
Ora ricerca chi la consola...
Perso il suo demone da troppe ore...
la strega triste cerca colore...
Vuole che il rosso riaccenda il nero....
Vuole stavolta bruciar davvero...
E possedere la chiave rara
che apra la porta della passione
Nulla più ora la separa
da quella che sarà la sua iniziazione..
Alzati fuoco e brucia il suo cuore
Che lei non possa più provare amore
alzati luna e ghiaccia il suo sangue
che possa volerlo solo fra le sue gambe...


20/06/09

#2

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Slap that bitch

Minchio è un ragazzo come tanti nato nei tardi anni 80. I genitori, dopo averlo svezzato con Topolino e Kinder Brioss lo iscrivono al Liceo. Anni indimenticabili per il giovane occhialuto : feticismo di action figures di Gargoyles, nottate spese ad uccidere Goblins, paghette destinate a favore del regno fatato della Panini, lungo astensionismo sessuale e contemporanea scoperta di L. Ron Hubbard e dell’erba canina.

Minchio.

Adesso studi filologia romanza e scrivi storie postapocalittiche usando parole come “marrano”, “manigoldo”, “fellone” e “lestofante”. Cerchi revivals degli anni 80 ma sei troppo giovane e questo ti dà fastidio. Non hai potuto smanettarti su Madonna perché l’hai conosciuta già rugosa e decadente. Vai in giro con la maglia dei Clash ma in cameretta ascolti i Marlene Kuntz. Hai letto i libri della Dewey, hai un tono disinvolto e poco virile per palesare il tuo paritarismo ma davanti al monitor quando sei collegato su Milfhunter.com ne dici di tutti i colori.

Hai l’occasione di dimostrare te stesso. Prendila, figliolo. C’è persino quella tua amica punk a guardarti. Quella che può dartela in cambio del tuo parere sull’ultimo di De Carlo.

Sei solo in bagno. Il lavandino giganteggia sopra il tuo corpo rannicchiato. L’effetto del Lexotan è ultimato da un pezzo. Hai paura. Neanche Manuel Agnelli può confortarti. Il tuo pene è cresciuto di qualche centimetro, non la tua audacia.

Applausi. Non per te. L’amica punk l’ha poi data a quel tizio. Non conosce Bukowski e legge il Guerin Sportivo ma non vive con i genitori e non ha un alito sponsorizzato dal Sig. Moretti.

È ora. Le luci dell’altra stanza sono spente. Lo schermo è congelato su di un esplicito fermo immagine. Play.

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Solo sale

Rino mi sussurra nelle orecchie che i miei occhi sono pieni di sale, le mie labbra, il mio corpo, persino la mia mente ne è colma.

E penso che forse ha ragione, crescendo sul mare avrò trattenuto un po’ di quel sale,

probabilmente le mie lacrime saranno più salate, e guarda caso al dolce preferisco il salato.

Dà sapore alla vita e mi fa compagnia nelle notti storte insieme alla tequila e limone.

Il sale scandisce il tempo necessario per conoscere veramente una persona: devi mangiarne un chilo insieme. E bisogna metterne veramente tanti di pizzichi per arrivare alla quantità desiderata.

Così mentre sparecchio la tavola mi rendo conto che anche il sale, proprio come ogni cosa della natura, trattiene in sé il bene ed il male.

Un’ eccessiva dose fa male alla pressione, e anche berne una sorsata dal mare non è il massimo, lo sapeva bene Mina che dal suo amore era costretta a bere acqua e sale; così come brucia sulle ferite aperte.

Ma allo stesso tempo è impossibile annegare nel Mar Nero e quello grosso sotto la lingua ti salva nel deserto.

Ma tutto questo sale nella nostra vita non sarà solo fittizio? Forse dovremmo dare più sapore ai nostri giorni e non vivere come alici sotto sale stipati nella credenza, senza emozioni e guardando la vita passarci davanti.

A questo punto mi alzo di scatto dal tavolo e penso che io lo voglio dare questo pizzico di sale in più alle mia esistenza insipida, e nel farlo rovescio per sbaglio la saliera sul tavolo e subito penso che per allontanare i cattivi presagi dovrei buttarne un po’ dietro la schiena ma lascio stare: preferisco rischiare, tanto è solo sale.

Tiodor

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Sindrome del clone (Sindrome di Capgras)

Cosa pensereste se un individuo entra in casa vostra, del tutto simile ad un vostro caro: parla come lui, si comporta come lui e sa tutto di voi ma non percepite in lui nessuna familiarità e affettività nei suoi confronti?Penserete ad un sosia!!

Quanto detto sopra è ciò che accade e vive la persona affetta dalla Sindrome di Capgras. Tale disturbo comporta che il soggetto riconosce le persone che lo circondano ma non riescono ad associare alle persone care i sentimenti che provano. Il cervello per ovviare a questa ambivalenza crea la “credenza” che la persona cara sia in verità un sosia o un clone. Esistono due vie cerebrali principali che aiutano a riconoscere i volti: la via temporo-parietale che sfocia nel lobo frontale e con connessioni con il sistema limbico (“produce” la familiarità) e la via temporale ventrale (accede alle informazioni semantiche). Nel momento che vi sia una lesione nel sistema che “produce la familiarità” il soggetto riconosce l’individuo ma non la connota come familiare e emotivamente rilevante. Per ovviare a questi sentimenti la mente crea la “credenze” del clone.

Parole e Origami pt.2

Oggi passeggiavo lungo il corso dei tuoi lineamenti. Ero goffo e sono inciampato sui tuoi zigomi. Spero di non averti fatto male. Il mio piccolo origami mi perdonerebbe? La primavera, forse, ti renderà indulgente, o forse lo farà il sole quando dipingerà di gradazioni dorate le nuove fresie del tuo giardino di carta.

Le mie parole erano cibo masticato non digerito, erano l’imbarazzo di mangiare – la bocca è piena e si gonfia in una smorfia che non è tua – davanti a uno sconosciuto, erano il non sapere quale forchetta usare, quale coltello usare. In quale bicchiere mi verserai del vino. Con quanta ostentata disinvoltura lo sorseggerò. Le mie parole erano cibo masticato e per questo anziché parlare ho preferito disegnarti.

Il mio sguardo è il carboncino che segnava i tuoi occhi che inseguivano cenere di sigaretta che cade. Ha un tratto morbido e non vuole invaderti. Non mi perdonerei se calcando troppo la mano ottenessi quell’orrenda sbavatura. Ma ti dona il trucco quando è sera tardi e i colori stingono. Sembri fatta di carboncino tu stessa.

Un giorno mi hai mostrato le tredici scatole che hai in soffitta, tutte bianche, identiche tra loro. Ognuna rappresenta – dici – un uomo con cui hai avuto a che fare. Ti ho domandato se tredici uomini non fossero troppi per una bambina. Per tutta risposta ne hai aperta una con gli occhi chiusi e senza toccare il contenuto mi hai detto: “Qui dentro c’è un vestito rosso, una farfalla di legno, due fotografie.”

Ti domandai come avessi fatto a indovinare.

“Queste cose le sento” hai detto.

Poi ne ho aperta una io, e ti ho fatto presente che era vuota.

E tu mi hai corretto con disappunto.

“Ti sbagli. Qui dentro c’è il mare.”

Nelle scatole hai chiuso i ricordi che ti fa male tenere sotto gli occhi. Non saresti mai così vile da gettarle via. Sono pezzi di te, sono le linee imprecise che ti compongono. Non potresti mai liberartene in modo superficiale.

Solo una scatola non hai il coraggio di chiudere, dentro ci sono delle lettere e dei libri di filosofia. Il primo, “Il simposio” di Platone. L’ultimo, “Finzioni” di Borges.

A causa di un languido timore non sono mai riuscito a chiederti se una di quelle scatole fosse per me.

Dentro potrebbero esserci i disegni che ti ho regalato. È che una sera volevo abbracciarti, ma non potevo. Non l’ho fatto. Una sera ho desiderato che tu mi accarezzassi. Ma se avessi dipinto le tue mani, avrebbero capito. Così, sul foglio, senza dirlo a nessuno, nemmeno a te, ho confuso le tue dita con le rondini di un paesaggio primaverile, ho dipinto l’increspatura lieve della tua bocca nelle piccole onde di lago.

Guardando le rondini – senza sapere – mi hai detto, con sicurezza e vanità compiaciuta: “Perdona questo appunto, ma le mie mani sono un po’ più affusolate.”

E hai riso.

Filastrocca per bimbi cresciuti

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Omicidio

Un uomo compie un semplice gesto,

premere una levetta,

il grilletto.

Il resto lo fa la natura,

le leggi della chimica e della fisica.

Il combinarsi dell'ossigeno con la polvere nera.

L'energia che si sprigiona e muove il proiettile.

L'attrito dell'aria e la forza di gravità che ne modifica la traiettoria.

In fondo uccidere è solo frutto del caso.

Un uomo compie un semplice gesto ed un'altro

si trova per pura casualità nel luogo sbagliato,

nel momento sbagliato.

Taci bastardo

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Prodotto del cervello, cervello del prodotto

Può sembrare un gioco di parole, ma ogni individuo con un cervello, ha una visione personale della
realtà che lo circonda; cosa che lo distingue da qualsiasi prodotto scevro di una propria realtà
logica.
Allora un prodotto assorbe parte del cervello del designer che lo crea ed è rivolto al cervello
del fruitore che lo acquista. Sta qui la capacità del designer di immaginarsi la realtà del fruitore
e la qualità del prodotto.
Il designer, così, non fa altro che unire capacità e tecnica alla comunicazione della propria
realtà fusa con quella del fruitore.
La comunicazione, presumibilmente fortuita se carica del personale estro del designer, non
deve condurre ad una posteriore scelta qualitativa del prodotto, ma alla sua pregressa rintracciabilità
nel processo industriale, impossibilitato a correzioni postume.
Il lavoro del designer appare, quindi, come una nuvola di vincoli e, conoscere il cervello del
fruitore, fa solo da guida al processo creativo, al pari dei materiali, dei costi, delle funzioni e della
sicurezza che un prodotto porta con se.
I vincoli prendono spunto dall’approccio del cervello del fruitore, imprimendo al prodotto qualità
di percezione, comprensione, atteggiamento e memoria.
La percezione instaura nel fruitore la ricerca di informazioni in specifiche zone del prodotto,
portando la sua comprensione, contemporaneamente, ad una conoscenza globale e ad una locale,
incentrata sulle singole funzioni. Forma e funzioni iniettano nel cervello un atteggiamento,
automatico, di giudizio e fruizione, accrescendo la memoria sul futuro utilizzo del prodotto.
Se è vero che un cervello umano, automatizzando la sua attività, cerca di adottare un comportamento
già visto, allora il designer dovrà riflettere sulle zone, sui tipi di funzioni del prodotto e sulla risposta
che si attende dal fruitore, piuttosto che sulla mera forma.
D’ora in poi, scegliendo un prodotto, sarà inevitabile tornare col cervello alla peculiarità
fondamentale del designer, di aver trasmesso una realtà, che oltre funzioni, tecnologia e cultura,
dà sintesi di complessa conoscenza, personale e altrui, ma sempre in piena semplicità.

Noir!

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La sfarzosa

Arrivava ticchettando sulle belle scarpe col tacco alto, lucide, eleganti.
Spediva mariti incapaci e suocere inopportune a bollire l?acqua e preparare lenzuola pulite. Le mani piccole e ben curate conoscevano il proprio mestiere. Si nasceva così al mio paese, fine anni sessanta. Gente concreta, schiva e taciturna che preferiva il bisbiglio alla parola, la maldicenza all?offesa diretta. Un pugno di anime col Vesuvio a due passi, quel vulcano estraneo che apparteneva ai napoletani, i ?forestieri?, guardati con sospetto e accettati malvolentieri. Si nasceva in casa aiutati dalla levatrice, Cristina, il seno generoso, il rossetto profumato, i capelli raccolti in un bel nodo sulla nuca. Pellicce e gioielli le giravano spesso intorno al collo, un lusso, uno sfarzo, da cui derivava il suo nomignolo: la Sfarzosa. Si nasceva così, affidandosi alla buona sorte. Spesso Cristina diveniva il secondo nome delle bambine che aiutava a venire al mondo, quasi come un tributo pagano, una ex voto. Quel nome che è anche il mio secondo nome. Nelle foto sbiadite dal tempo è tra gli invitati al mio battesimo, solare e elegante come sempre.
La Sfarzosa era sulla bocca di tutti, la guardavano e mormoravano, sguardi obliqui e sorrisi amari. Che fosse la donna del sindaco lo sapevano tutti. Anche suo marito, un uomo semplice, militare in carriera. Uomo silenzioso, sopraffatto dall?esuberante fisicità della moglie e incapace di far valere i suoi diritti di capofamiglia. Coltivava il suo rancore in quel silenzio che era scudo e pazzia del suo male. Vivevano in una casa a due piani con la mamma e la zia di lei e i loro due bambini. Dormiva spesso solo, ingoiando lacrime e veleno. Un giorno come tanti. In casa l?allegro cinguettio della voce di lei e dei bambini. In un angolo le due anziane di casa sferruzzano, lanciando ogni tanto uno sguardo divertito al di sopra delle spesse lenti. L?aria profuma di ragù e pane caldo. Una folata gelida rapisce improvvisa quegli aromi. La porta si apre fulminea, senza far rumore. Pochi istanti, scoppi improvvisi lacerano il silenzio caduto come un ombra nella casa. Sangue e urla, così come si nasce, così come aveva visto nascere mille bambini?sangue e urla?L?uomo guarda con soddisfazione selvaggia la sua opera?i corpi immobili riversi della due anziane donne, il corpo della moglie senza vita, bello anche ora che è congelato in quella smorfia di stupore. Vendetta è fatta, l?onta è stata lavata. Una stanchezza di piombo lo pervade, la follia scema pian piano, nausea e l?odore forte del ragù, della polvere da sparo, del sangue?In un angolo scorge il pianto silenzioso dei due bambini?stretti in un abbraccio di terrore, singhiozzano senza emettere suono?Si lascia cadere a terra?


Dannata.
Sdraiate su bassi muretti che chiudevano in un abbraccio un orto abbandonato, scrutavamo nell?oscurità stelle cadenti, astronavi spaziali, missili...un qualcosa, una qualunque cosa lacerasse la noia di quella estate estenuante e pigra. La mia amica ed io, annoiate, progettavamo grandi fughe, confinate in quello spazio assurdo che chiamavano ?vacanza?. Al di là della strada sterrata che conduceva all?orticello sorgeva una imponente costruzione col tetto spiovente ricoperto di tegole scure, una casa di montagna lì a due passi dal mare...Quiete villette tutto intorno seguivano coerenti la tipologia locale, basse con tetto concluso in un ampio terrazzo. Avevamo visto sorgere quella casa, estate dopo estate, sbucare dal suolo come un abete tra aranci e limoni: seme forestiero portato chissà da quale vento. Il padrone di casa era un grosso signore ornato di baffi scuri, emigrato per far fortuna da Mondragone in Svizzera molti anni addietro. Via via che accumulava un gruzzoletto lo spendeva in mattoni per tirar su quella casa ?svizzera? sul Litorale Domizio, vicino Mondragone. Ruvido e grossolano, aveva preso in moglie una donna sorridente e delicata, col vocino sottile, tondetta come una piccola mela. Erano nati bei figli, svizzeri nell?animo, gentili e schivi. Il dolce sorriso della moglie, si trasformò in una algida smorfia all?idea del marito di ritornare in patria. Il suo no fu definitivo. Abbandonato dalla moglie e dai figli rimase solo in quell?enorme casa. Nessuno dei paesani ricordava più il suo nome, per tutti lui divenne ?lo svizzero?. Trascorreva il suo tempo coltivando un pezzetto di terra ai piedi della sua immensa casa e cercando costoso conforto tra braccia di ucraine e donne di vario colore. Storielle e leggende iniziarono a circolare sul suo conto. Una sera come tante, nel suo vuoto girovagare incontrò due punti luminosi che lo fissorono incerti: una cagnolina. Pelo corto e grezzo dal colore indecifrabile a bella mostra di un intricatissimo albero genealogico, il muso lungo, le zampette tozze, la coda glabra e sottile come quella di un topo... non era certo una bellezza, ma gli occhi teneri e lo sguardo sconsolato promettevano dolce fedeltà. L?omone raccolse il piccolo essere e lo portò con sé gongolando. Sul sentiero verso casa incrociò nel buio i nostri discorsi serali. Timoroso salutò, poi fattosi coraggio si avvicinò di qualche passo e indicando con un cenno il suo prezioso fardello ci chiese bruscamente di suggerirgli un nome per la bestiola. Incuriosite e sghignazzanti per la richiesta inaspettata, ma soprattutto ignare del reale aspetto della cagnolina celato dall?oscurità e dalle braccia possenti dello Svizzero, sfoderammo un repertorio di nomi altisonanti e poetici: Regina, Stella, Luna, Principessa... Nel suo dialetto arcaico che solo gli emigranti conservano, appena appena striato da inflessioni straniere, lo svizzero? interruppe il nostro rosario: ?Signurì, ma quale stelle e luna e compagnia bella, Dannata mo la chiamo Dannata...? Così ricevette battesimo la malcapitata bestiola. Ogni mattina dal balcone di casa l?imponente omaccione portate le mani ai fianchi, con tutto il fiato che aveva nel suo roco vocione urlava: ?Dannataaaaa?. Da lontano arrivava, lingua penzoloni, zampe ingarbugliate nella corsa, annaspando sul selciato tra sbuffi di polvere, la minuscola orribile creatura...

Tickets

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How do you say ... Spellcheck?

Italians have a way of using their language to , not only, communicate their thoughts but to also communicate their intelligence. The use of “proper” Italian is not always required but knowledge of it most certainly is. It’s been numerous times that I’ve overheard others scoff at someone’s mispronounced and/or misused words. “Che idiota!” they say while laughing and calling friends over to witness tragic grammatical errors. I always find the level of scrutiny disturbing and can admit it’s because I’m a terrible speller. A life without spellcheck would make writing very difficult for me. Obviously for me this is not a sign of intelligence as I think quite highly of my own mental abilities but I DO feel a twinge of embarrassment when my Italian husband corrects my English writing. I only escape his criticism by displaying, what he considers, other signs of intelligence. Knowing this grammar prejudice exists, I was horrified to find mistakes in my last article. Turns out to be the fault of the one who retyped it, although, this is not a great consolation as it still went out with my name on it. Honestly, I was not worried a bit about an English speaker reading it and noticing the errors but was more concerned about Italian grammar snobs who happen to speak English commenting on how idiotic it was to have printed an article for the public which had a few typos. Being a professional and making sure the work I put out is legible is important but surely not a testament to my I.Q. And anyway Albert Einstein couldn’t even tie his shoelaces but I can tie a cherry stem in a knot with my tongue. How about THAT, black cat?

Il tronista

Bello, aitante, non necessariamente intelligente, il tronista fa il suo ingresso attraverso la scalinata. La sua discesa è stata preceduta dal gingle di presentazione che ci ha fatto scoprire poco a poco l’ennesimo personaggio creato da Maria. No, no…non la Vergine. Maria, il marito di Costanzo, quella di Uomini e Donne!
Il pubblico è formato sempre dalle stesse persone. Alcuni si chiedono con insistenza cosa fanno nella vita queste signore. Se hanno una famiglia, se fanno la spesa, se vanno a pagare le bollette. Possibile che stiano sempre li? Negli anni, comunque, il pubblico è diventato un punto di riferimento (?!?) di questa trasmissione (?!?). Sempre più aggressivo, rivolge domande che tendono a mettere all’angolo il tronista o le corteggiatrici.
C’è poi un'altra tipologia di protagonisti di questa trasmissione televisiva. Gli “informatori”, non sempre accreditati, che intervengono personalmente o via telefono per avvisare tutti che il tronista o la corteggiatrice sono stati visti in quel locale scambiarsi profonde effusioni, ignari dello “spione”. Quanti sono disposti ad intervenire in trasmissione per “sputtanare” un tronista o una corteggiatrice? Anche perché può capitare che le accuse si rivelino infondate. Lo faranno forse per guadagnare in modo meschino un attimo di popolarità. Non ci si può credere!
Questo mix negli anni è diventato un programma che raggiunge uno share altissimo in una fascia oraria problematica.
Un successo, che nasce dal lavoro di una redazione composta da giovani e intraprendenti autori. Il percorso vincente è dovuto all’interpretazione che la redazione ha fatto della società italiana e di quella fetta di pubblico che adora vedere questo tipo di Tv. Non solo giovani e giovanissime telespettatrici. Ma anche mamme e nonne che dalle 14.45 alle 16.15 sono inchiodate al teleschermo. Ora la riflessione che viene spontanea è legata al lento e inesorabile declino dell’offerta televisiva. Veniamo da venti anni di rincoglionimento catodico targato soprattutto “Biscione”, ma in forte condivisione con “Mamma Rai”. “Uomini e Donne”, “Amici”, “Saranno Famosi”, “Grande Fratello”, “L’Isola dei Famosi”, “La Talpa”, “La Fattoria” ecc, ecc, ecc.
La Gialappa’s ha costruito su questi format un successo parallelo. Si dice che abbiamo materiale per confezionare puntate fino al 2030!
L’aspetto problematico è che per trovare delle vere notizie, o smanetti con il Pc o devi accontentarti di quel paio di programmi che meritano ancora di essere chiamati tali.
Il campanello d’allarme sta invece nella rappresentazione della società italiana che viene fuori da queste trasmissioni. Siamo davvero come vogliono farci credere di essere? Riflettiamo CartaStracciaroli, riflettiamo!

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Colon(n)a vitale

Non mi piaceva l’idea di dover trapassare attraverso l’orifizio anale di quell’orribile creatura, era questo quello che mi spaventava, non l’idea di dover crepare ed essere maciullato sotto denti aguzzini, ma di essere digerito e di conseguenza defecato. Non mi sarebbe spettato il naturale e beneamato processo di putrefazione, bensì il discioglimento nei succhi gastrici e di conseguenza l’espulsione attraverso il condotto anale. Il mio corpo, sarebbe diventato una lurida merda, mischiata insieme a chissà cos’altro la creatura avesse divorato, una montagnetta puzzolente e fumante.

La creatura mi cercava, mi annusava, era sulle mie tracce, la scorgevo da lontano col fiatone in gola e le sue dimensioni enormi mi permettevano di distinguerne tutti i suoi particolari, nonostante la distanza.
Scandagliava l’area davanti a se con lenti movimenti del cranio, non mi vedeva, ma sentiva il mio odore, fermò la sua testa dritto verso di me e ora pareva proprio che mi stesse guardando dritto negli occhi.
Ero nascosto, braccato e la fine che mi sarebbe spettata stagliava fissa nella mia testa, l’immagine di quella montagnetta ributtante e fumante e il ghigno stesso della creatura nell’atto del cacarmi ossessionavano la mia mente lasciando spazio a pochi altri pensieri.

La distanza tra me e la creatura non mi dava molto vantaggio, poche delle sue arcate e me la sarei ritrovata sopra la testa, mi sarebbe piaciuto impugnare un qualche ordigno esplosivo e andare contro le sue mandibole o di impugnare una lancia nella mia mano destra e correre contro la sua bocca. Attrezzo che in questa seconda ipotesi mi sarebbe stato pressoché inutile, ma che comunque avrebbe dato un qualcosa di epico alla mia misera e fine.

Finché nei miei pensieri balzò in testa qualcosa, non so se era solo un pensiero illusorio per consolarmi su quello che mi sarebbe successo di li a poco. L’immagine della montagnetta di merda sempre salda nei miei pensieri, aveva preso connotati diversi. Fino a quel momento era stata solo un immagine fissa, una sorta di diapositiva, ma ora aveva preso a muoversi come fosse la pellicola di un film. Come in una zoommata, vedevo simpatici esserini microscopici nutrirsi di essa, batteri di dimensioni infinitesimali afferrare le mie sostanze come a prendermi per mano e altre parti di me stesso scivolare nel sottosuolo e diventare concime per il terreno; al posto di quella montagnetta fumante che tanto mi inorridiva ora vedevo un prato fiorito, candido e profumato, un qualcosa di prodigioso reso possibile grazie alle mie membra. Altri parti microscopiche di me invece le vedevo svolazzate nell’aree contribuendo a rendere il cielo più azzurro, mi vedevo libero nel cielo, mi vedevo in un prato fiorito, mi vedevo parte stessa dell’universo e in fondo pensavo che non c’era nulla di più naturale di quanto poco prima mi inorridiva. Il tunnel con in fondo la luce bianca di cui tanti parlano negli stadi comatosi per me aveva assunto un aspetto ben definito e altro non era che il buco del culo di quella creatura, il vero sbocco per l’aldilà e mi convincevo che sarebbe stato sicuramente meglio dell’essere rinchiuso e intrappolato tre metri sotto terra.

La creatura aveva mosso il suo primo passo verso di me e fissava senza sbattere un solo ciglio il punto esatto del mio nascondiglio, me ne stavo accovacciato, senza vie di fuga, senza nessun ordigno esplosivo, senza nessuna lancia, tirai su le gambe, spalancai le braccia come a volerlo abbracciare, vidi le sue fauci aprirsi, poi il buio e un lungo tunnel davanti a me e tanta voglia di andare verso quella luce bianca.


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Lui e la sua Concubina

Una serafica telefonata al mattino,e apprendi che in cantiere stanno muovendo lo yacht dall'hangar al bacino di varo. ....finalmente. Sono passati circa 3 anni da quando hanno iniziato la costruzione del ''Marcella primo'' ...l'armatore non ne può più di aspettare e fare pressione per accellerare i tempi di consegna.. Che figura..quanti soldi spesi male... ..quanto materiale perso per via degli errori di calcolo degli ingegneri..nonostante questo,gli operatori,i carpentieri ,i saldatori,gli elettricisti i meccanici e i verniciatori vanno avanti, con le loro sbronze, i relativi infortuni ,le cazziate del capo e gli sfanculamenti vari... nonostante tutto lavorano alacremente come schiavi neri,concedendosi anche il lusso di un paio di canne a straforo... e intanto l'armatore aspetta,paga e aspetta.. almeno oggi parti con una notizia nuova. La melma inizia a risalire dalla palude..

L'areo decolla alle 21.00 ; sarò in aereoporto dopo le 19.30,avrò tutto il tempo per preparare il bagaglio ed incontrare nel primissimo pomeriggio l'inquieta MariaGiovanna ed i suoi racconti accavallati.. ..ma ora devo chiamare lui,assolutamente...è passato fin troppo tempo dall'ultima volta... .
--Si,chi parla
--sono io,...
--Allora,quando arrivi ,perchè non sei qui ,sai che ti aspetto ..
--devo partire
--Quando ,perchè non me lo hai detto ..
--questa sera
--Hai tutto il tempo di venire
--no,non posso devo passare in redazione prima
--Tutto il pomeriggio ?!
--no,poi ho da fare ..
--Quindi,cosa vuoi,perchè mi chiami
--..no io ,in realtà (...)
-- ! Scommetto che al pomeriggio ti vedi con quella svitata della tua amica , com'è che si chiama ? Mariagiulia .. Marcella Mariasole ..o come diavolo si possa chiamare una qualsiasi donna egocentrica e piena di parole inutili .. ..donne.. phuà
--ho fretta ,devo riattaccare.
--Addio

Fottiti.
La melma inizia ad affiorare sotto l'acqua torbida

Un salto veloce in redazione è quanto basta per farmi mancare il pranzo e avvelenare ulteriormente la mia ulcera malsana.Le ultime notizie dal Pakistan non erano affatto buone e si richiedeva un aggiornamento veloce dagli inviati.Un giro di telefonate ed email,e butto giù la bozza in stampa per domani.I miei collaboratori lavoravano a pieno ritmo ma purtroppo la situazione governativa in Pakistan era talmente caotica e concitata che un colpo di stato sarebbe stato di lì a poco imminente...
Accidenti ,sono quasi le tre ,devo preparare il bagaglio e incontrare MariaGiovanna ..
Lascio le ultime direttive al giornale e scappo via, chiamerò MariaGiovanna mentre sono in taxi e le dirò di vederci direttamente da me ,a casa .

Mentre riempio la borsa con le solite cose ,apro una bottiglia di vino e preparo dei crostini e della frutta secca .. MariaGiovanna tarda , quale novità , ma stavolta non l'aspetto ,non posso .
Suonano alla porta ,finalmente : è lei trafelata come sempre , ma, allo stesso tempo piantata a terra ,come se sentisse il magnetismo terrestre più di chiunque altro e il suo corpo solido riuscisse a trattenere a stento l'impeto dei suoi pensieri . .
Un bacio,un occhiata veloce e si siede sulla sua poltroncina preferita. Con calma versa del vino nel suo calice e contemporaneamente inizia ad arrotolare una canna , poi, un fiume in piena esce dalla sua bocca , come ogni volta . . .
La amo ,l'adoro non potrei essere senza di lei.
Non c'è più tempo,il taxi mi aspetta già di sotto e ci salutiamo sul marciapiede tra la confusione della folla ,la vedo di spalle camminare piccola. Inizia a piovere e mentre l'acqua riga il finestrino non posso che pensare a lei ,stretta nel suo parka verde ,con il cappuccio in testa e le cosce nude . Sorrido .

L'aereo atterra con qualche minuto di anticipo.. Mi metto in coda per il taxi e mentre aspetto ,lo richiamo..
--Si
--sono io
-- (..) Allora (..)
--sono qui
--Non da me di sicuro
--certo, questo lo so
-- (....) Sai cosa vorrei ora ..
-- (...) si lo so ,la stessa cosa che voglio anch' io ..
--Allora perchè non molli tutto e vieni qui, potremo stare insieme tutto il weekend ,sono solo ..
-- (..) pensavo avessi impegni questo fine settimana (..?)
-- E da quando in qua sai cosa c'è scritto nella mia agenda (?)
-- .. no ,nulla,così,immaginavo (..)devo andare .. il taxi .. (...)
-- Addio

Cazzo ..
Cazzo
Non posso agitare le acque putride e stagnanti ,la melma potrebbe travolgermi..
..le parole, devo controllare bene le parole .

..to be continued..

17/06/09

Zara&Zanna_19 Luglio '09_ZaraSpiaggiaBar

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Venerdì. Ore 19,30/20,00 presenteremo con orgoglio/onore di sbarbi la seconda uscita di CartaStraccia, la fanzine preferita da Zanardi, Petrilli e Colasanti (Colas nutre i suoi occhi delle illustrazioni che spuntano dal bianco e nero con forme suadenti, ammiccando concetti). Zanna si perde nei vuoti, tra le parole, passeggia nell’ombra oleosa delle zaffate metropolitane, sogghigna sul corpo allungato di Petra che, novello Pindaro, galleggia infantile nei ballons e nei tratti, incosciente di guardarsi allo specchio, si immedesima, strafatto, si piega, si contorce, sul calcio nei coglioni di Zanna, suo amico e fratello.

Passeggiando per il lungomare incontrai Petra, due giorni fa, lo sfigato mi parlò di sbarbine, diceva di avere una punta per venerdì sera alle 21, un saluto veloce ma non poteva rimanere, che la tipa non ama ‘sti posti, la plebaglia, la deboscia ‘a Zara succedono sempre le risse’, e sai, alle prime uscite, accorti e a bocca asciutta, non ci si perde in questi bicchier d’acqua! Colas, diceva il Petra mentre slumava lo short della biondina quasi maggiorenne che sfilava accanto al pallore dei nostri sguardi in fregola verso lo scooter grigio perla-metallizzata, sarà special guest alla Prora, a dimenarsi sul cubo in slip di latex nero, verginelle alla fellatio, toppini bianchi, prugna, short LaraCroft, collane, collanine, Marlboro light da 10, long drink alla fragola e assorbenti interni con escrescenza clitoridea per un impeccabile sguardo sensual e turpidine, in tono col l’opaco brillar latesiano.

Zanna, nell’ombra, poggiato sulla parete di legno, accanto ai cessi, taglia la gente e ghigna, gli occhi semichiusi, il profilo a serramanico schiaccia le cornici, le linee inquiete dei quadri appesi per la gola, la luna, il suo rumore giallastro e pallido sulle ringhiere di ferro, la gente si guarda, le birre, nel vuoto cosmico della plastica si affollano sui tavoli, le panche di legno, le sigarette spente e accese, il futuro, ai tuoi piedi, un mozzicone dopo l’altro, a già! Ma te sei ancora lì, avanti al tuo pc, maaa ssi! Stai buono lì, che del tuo sangue non v’è bisogno, questa notte!

16/06/09

ctrl+ART+canc@Groove_09

Controllare l’arte, equivale a cancellare l’arte, è da questa equazione che nasce la comunità artistica che darà vita a ctrl+ART+canc, collettiva di artisti visivi, performer teatrali, fumettisti e scrittori votati all’immediatezza della creazione e all’insopprimibile quanto poco retorica libertà di espressione del pensiero e dei linguaggi.

Il 24 maggio al Groove assisteremo ad un’esplosione di significati sinceramente underground animata dalle visualità, i corpi, i segni, le parole degli artisti del collettivo, ideatori di quella multifunzionalità creativa che tramuterà gli interni dello splendido palazzo Coen in un poliedrico universo in espansione. La rivoluzione poliedrica dello spazio interno rifletterà la distruzione e ricostruzione del messaggio a cui lo spettatore è chiamato, in un gesto ermeneutico libero e istintivo, incontrollato e incontrollabile, che lo porterà, come terminale del circuito binario emittente-ricevente, ad essere soggetto attivo e artefice interattivo della performance. Nella sequenza di suoni e di silenzi, i referenti s’espanderanno nel vuoto legame delle parole in scena con le mute grafie in cornice, tra gli sguardi fissi dei soggetti immortalati e i corpi caldi del pubblico vociante, rarefatti nell’entropia della significazione illimitata, libertario humus primigenio della creazione artistica e dell’umano.

La binaria espansione dei messaggi si riflette nella veste grafica della fanzine CartaStraccia, pubblicazione di supporto alle attività del collettivo, che verrà presentata all’interno della serata, mostrando la sua duale essenzialità in bianco/nero e il creativo formato pulp fruibile nelle situazioni più inusuali e curiose. Un foglio di cultura postuma e postumana, come recita il sommario, ispirato dall’immediatezza e dalla libera giustapposizione dei linguaggi tipica delle pubblicazioni underground e indipendenti della fine degli anni settanta. Food&Music a cura dello staff del Groove che ospiterà tra le altre le opere di Sara Di Febo, Fabio Di Campli, Erika Abelardo, Simone Angelini e le musiche di Diego Conti.


http://www.intercitynet.it/articoli.php?mode=show&id=1563


24/05/09

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Nero di seppia

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La classifica del vero cinefilo

LE 10 COSE DA NON FARE IN PRESENZA DI UN CINEFILO:
1. Dire che i film in b/n sono vecchi.
2. Uscirsene con la frase: "Gli horror non mi fanno dormire la notte, perciò non li vedo!".
3. Sostenere che Hitchcock è un maestro del brivido e poi non ricordarsi nemmeno un suo film.
4. Addormentarsi in poltrona mentre guardate un film insieme a lui/lei.
5. Parlottare con qualcuno nelle sue vicinanze, mentre guarda un film.
6. Considerare i film d’autore noiosi, senza mai averne visto uno.
7. Dirgli che l’unico film russo che conosci è La Corazzata Potemkin e ribadire che “è una cagata pazzesca”, a fantozziana memoria!.
8. Dirgli che “Riso Amaro” è la nuova linea di prodotti dell’azienda alimentare “Riso Scotti”.
9. Sperare che Boldi e De Sica tornino a fare coppia per i cine-panettoni e i cine-cocomeri.
10. Dirgli che ti piacciono tutti i generi cinematografici tranne Western e poliziotteschi.

LE COSE DA NON FARE SE VAI AL CINEMA DA SOLO:
1. Rimanere ore e ore nell'atrio del multisala a leggere pannelli, trame e quant'altro dei film in programmazione.
2. Sedersi in un posto qualsiasi della sala fregandosi dell'apposito posto assegnato dal computer con la malaugurata ipotesi che improvvisamente arrivi una coppia di fidanzati a rivendicare la poltroncina dove ti sei appena seduto.
3. Far finta di giocherellare con il cellulare durante l’intervallo tra 1° e 2° tempo.
4. All'uscita dalla sala, intrufolarsi in una qualsiasi comitiva per commentare il film.

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